L’ultimo a schierarsi contro è stato Leonardo Di Caprio, ma c’è da credere che la lotta alla pesca pirata farà sempre più proseliti


Tecnicamente viene definita INN, l’acronimo di Illegale, Non dichiarata e Non regolamentata. Praticamente è un’attività criminale che sta contribuendo in maniera determinante ad impoverire le riserve mondiali di pesce.

La pesca pirata, con il relativo mercato nero che alimenta, vale circa 10/20 miliardi di dollari all’anno, un dato che spiega bene come ormai sia diventata una fonte di forte preoccupazione sia per l’Unione Europea che per gli Stati Uniti.

Cosa significa pesca pirata?

Dire pesca pirata significa dire di un fenomeno che minaccia gli ecosistemi marini, mette a rischio la sicurezza della catena alimentare, favorisce lo sviluppo delle mafie e, dulcis in fundo, alimenta la violazione dei diritti umani.

I pirati del terzo millennio possono contare su organizzazioni strutturate su vasta scala che hanno dalla loro parte mezzi sofisticati e ampia disponibilità di risorse.

Sono questi gli strumenti usati per stroncare la concorrenza leale con pratiche di ogni tipo:

  • tecniche di pesca vietate,
  • trasbordo per mascherare l’origine del pescato,
  • navigazione senza bandiera o con bandiere ombre,
  • sostituzione di specie,
  • false etichette.

Le scene di questi crimini si trovano quasi sempre in quello che viene chiamato l’alto mare, aree oceaniche fuori dall’acque territoriali che, rimaste inesplorate fino a pochi anni fa, ora sono terreno di una caccia senza scrupoli la cui prima conseguenza è la distruzione delle biodiversità.

Cosa fare per provare a fermare la pesca pirata?

Diverse le soluzioni proposte dalle associazioni ambientaliste, per esempio l’applicazione Global Fishing Watch sostenuta da Leonardo Di Caprio e utilizzabile da chiunque via web. Si tratta di un software molto agile che, analizzando i dati del Sistema di Identificazione Automatico, permette di identificare in tempo reale i movimenti dei pescherecci e, di conseguenza, il loro comportamento in mare.

Tracciare il pesce dall’esca al piatto, recita un efficace slogan del W.W.F. che è la sfida da vincere per governi, pescatori, le aziende alimentari e, soprattutto, noi consumatori.

Sì perché un’arma a disposizione ce l’abbiamo anche noi: leggere con attenzione le etichette e, soprattutto nel caso di tonno e merluzzo, scegliere quelle aziende che scrivono a chiare lettere “Stop illegal fishing”.

Sono diverse le aziende che hanno scelto di schierarsi contro la pesca illegale. 

FRoSTA, ad esempio, utilizza esclusivamente pesci provenienti da lavorazione ittica certificata MSC, per contribuire alla tutela di tutte le varietà ittiche anche per le generazioni future.

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Per saperne di più:

http://www.globalfishingwatch.org/

http://slowfood.com/slowfish/pagine/ita/pagina.lasso?-id_pg=43

https://www.worldwildlife.org/threats/illegal-fishing

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