Ieri precursore delle vacanze fai da te, oggi fautore del “mangiare geografico”


È un approdo logico quello a cui è giunto Patrizio Roversi: scoprire territori facendosi guidare dal gusto. Dopo aver teorizzato (e praticato) la vacanza alternativa fai da te, oggi il conduttore di Linea Verde invita a viaggiare coniugando gastronomia e geografia. Come dire che è un luogo si conosce meglio partendo dalle sue ricette e dai suoi prodotti autoctoni. Questa tesi è al centro del suo ultimo libro Gustologia, ma è stata anche al centro di un’interessante chiacchierata.

Patrizio, dimmi cosa mi proponi a tavola e ti dirò che luogo sei: potrebbe essere questa una sintesi di questa originale filosofia di viaggio?

Partendo da una ricetta, partendo da una tradizione gastronomica, partendo dal terreno, perché in base al clima, in base al terreno, naturalmente, crescono prodotti diversi e si riesce a ricostruire la storia, il contesto del paesaggio e di tutta una comunità. Vi faccio un esempio: la cucina dei calabresi, incredibilmente, non è una cucina di mare, ma è una cucina, oso dire, quasi di montagna; perché? perché la storia di quella regione, è una storia fatta di invasioni, dalla quale la gente si è difesa arroccandosi. Invece, non so, la cucina siciliana è una cucina di contaminazioni, perché tutte le varie dominazioni sono state oggetto di ri-mescolamenti culturali e gastronomici. Quindi vedi che partendo da un piatto poi si arriva alla storia.

Patrizio, si può scoprire un territorio attraverso le sue ricette. Quando si parla di cibo, però, gli spunti di conoscenza sono tanti…

Esatto! Questa è la cosa bella per i turisti gastronomi: risalire, interpretare, chiedere. Altra cosa pazzesca e interessantissima sono i prodotti tipici, ma non quelli che trovi già confezionati in qualche bottega. Sono i prodotti tipici che vai a scovare facendo dei viaggi, andando a vedere chi li produce. Anche questo è interessante, perché poi dopo trovi delle storie, trovi dei personaggi. Quindi sì, la gastronomia come cartina al tornasole, chiamala come vuoi, ma come esempio e come prima traccia per un percorso è molto interessante.

Patrizio, viaggiare è sempre un’esperienza di crescita culturale e interiore. Quando, però, è il gusto a guidarci, quell’esperienza diventa unica…

Assolutamente! Perché se io vado in un posto e capisco come viene allevato un animale, capisco perché quel latte lì ha quel sapore, e cioè che gli animali si cibano di una specifica varietà di foraggio ecc., poi il prodotto viene lavorato in un certo modo, quando tu lo mangi hai nella testa tutto, quindi sei più disponibile a captare i sapori, ma sei anche dentro ad una sorta di viaggio mentale per cui quel prodotto lì, che tu mangi, in realtà è l’ultimo atto di un’esplorazione, di una conoscenza. Allora ha tutto un altro sapore, un altro valore.

Patrizio, qual è il piatto che, secondo te, riassume meglio questa originale filosofia di viaggio?

Me l’hanno chiesto, e io ho dato la risposta che mi viene sempre spontanea, perché per me è la risposta vera: la pasta alla Norma. Perché è molto estiva e perché c’è tutto dentro; notoriamente è: pasta, con una passata di pomodoro, possibilmente fresco, con delle melanzane fritte e sopra della ricotta salata e magari una fogliolina di basilico. C’è dentro tutto: c’è la natura, l’agricoltura, ci sono dentro i colori. Quindi, per quanto mi riguarda, mi sciolgo davanti a un piatto come questo.

 

 

Fonte foto: www.juzaphoto.com

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