News Board

«Creative Journal»

Il buono a sapersi dell’olio extravergine Come scegliere bene il condimento principe della dieta mediterranea

06 ottobre 2017,   By ,   0 Comments
Foto: www.pexels.com

Nonostante le tante incognite sulla raccolta di olive di quest’anno, ottobre rimane il mese dell’ olio extravergine. Un mese cruciale per chi ama rifornirsi direttamente alla fonte cioè da uno dei tantissimi piccoli produttori italiani. Che si preferisca il chilometro zero o il supermercato, scegliere l’olio extravergine giusto non è difficile, ma nemmeno facilissimo.

Ecco delle utili indicazioni per fare la scelta corretta.

 

L’OLIO EXTRAVERGINE E IL SUO COLORE

Il colore dell’ olio extravergine non è un indicatore assoluto di qualità, nel senso che non esiste una gradazione standard. Esistono, invece, vari tipi di colorazione, con sfumature cromatiche che vanno dal verde intenso al giallo più chiaro. Tutto dipende dalle olive e dal loro grado di maturazione. Determinanti, però, sono i riflessi verdi, gialli e rossi: rivelano la presenza di fondamentali pigmenti liposolubili come la clorofilla e i caroteni. Ecco perché, al contrario, bisogna diffidare di olii molto pallidi.

 

I PROFUMI AIUTANO LA SCELTA

Chi ha la possibilità di assaggiare l’ olio extravergine prima di comprarlo non deve lasciarsi sfuggire un’opportunità: odorarlo con attenzione. Più del colore, sono i profumi a dare importanti indicazioni sulla qualità. Non devono mai essere sgradevoli, devono dare la sensazione di pulizia e devono evocare aromi di verdura o frutta. In parole povere, devono essere molto naturali. Se si percepiscono sentori di pomodoro, carciofi, mandorla o mela, si può andare tranquilli: quell’olio è ok.

 

NIENTE BOCCA IMPASTATA, OK PIZZICORE IN GOLA

Sempre che si possa degustare, ma nei supermercati capita spesso, è bene prestare attenzione a come reagisce il palato. Un buon olio extravergine non lascia mai la sensazione di bocca unta o impastata. Tutto ok, invece, se si avverte un pizzicore alla gola: è causato dall’oleocantale, un componente biofenolico dalle riconosciute proprietà antinfiammatorie. E dal gusto piccante.

 

LA SPREMITURA DEVE ESSERE A FREDDO

Se l’olio viene estratto ad una temperatura inferiore ai 28 gradi, le sue proprietà organolettiche non vengono alterate. Un indicatore di qualità si ritrova, quindi, sull’etichetta e prende la forma della dicitura “spre­mitura o estrazione a freddo”. Va detto che, rispetto al passato recente, questo procedimento è usato ormai da quasi tutti i produttori. Proprio per questo, però, è meglio controllare l’etichetta: se non è segnalata la spremitura a freddo, meglio soprassedere.

 

PIÙ POLIFENOLI, PIÙ QUALITÀ

Sempre a proposito di etichette, c’è un altro valore di cui tenere conto ed è quello della quantità di polifenoli. Più correttamente chiamati bio­fenoli, questi componenti svolgono funzioni nutritive, conservanti e an­tiossidanti. Inoltre, sono loro a determinare le sensazioni gustative e olfattive. Tra i più importanti composti biofenolici si ricordano l’oleuropeina, dalla spiccata nota amara, e il già citato oleocantale. Morale della favola: più polifenoli ci sono, più l’olio extravergine è buono.

Lascia un commento







Send this to friend