Cresce l’importazione di ananas & co., ma si sviluppano anche le coltivazioni in Italia


La tendenza si intuiva già qualche anno fa osservando i reparti di ortofrutta dei principali supermercati; in tempi più recenti era diventata evidente anche nei mercatini rionali; ora è certificata da precisi indicatori statistici. Gli italiani sono diventati degli appassionati di frutta esotica. Nel 2016 hanno (abbiamo) speso più di mezzo milione di euro per comprare avocado, mango, papaya, cocco, frutti della passione e via elencando, con un incremento nei consumi pari al 3,8% rispetto all’anno precedente.

Perché agli Italiani piace la frutta esotica

Scelti come spuntini all’interno di diete ipocaloriche, preferiti a mele e arance per completare un pasto o, magari, apprezzati sotto forma di centrifughe e spremute, i frutti esotici hanno fatto decisamente breccia nei nostri gusti. I motivi alla base di questo boom sono diversi: per esempio, un carrello della spesa sempre più orientato verso scelte salutiste; la diffusione delle diete vegane e vegetariane, alla costante ricerca di proteine vegetali; la crescita delle comunità di origini tropicali. Da non sottovalutare, poi, l’impatto del consumo “modaiolo” di frutti ritenuti, spesso a torto, dei super alimenti.

frutta esotica
Foto: www.pexels.com

L’esotico made in Italy

Interessanti alcuni effetti, per così dire, collaterali di questa variazione in chiave esotica del consumo giornaliero di frutta. Uno è quello relativo al costante ampliamento dell’offerta con l’arrivo di varietà, spesso sconosciute ai più, come il tamarillo, la physalis, la feijoa, il bananito o il lulo. Un altro, davvero interessante, è quello relativo alla crescita delle coltivazioni di frutti esotici su suolo italiano. In questo senso è significativo il dato che ci vede come secondo produttore mondiale di kiwi dopo la Cina e prima della Nuova Zelanda.

A proposito di coltivazioni, però, il caso più emblematico è quello della Sicilia, dove si sta sviluppando notevolmente la produzione di manghi e avocado, quasi sempre in chiave biologica. Già, perché la crescita del consumo di frutta esotica si porta appresso questioni etiche ed ambientaliste non di poco conto e proprie di tutti i processi produttivi che hanno luogo nei paesi del terzo mondo. Meglio allora l’esotico made in Italy, possibilmente biologico.

 

 

Fonte foto: Pexels

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