Gli italiani condizionati dalle “bufale” sul cibo che girano sul web


Le fake news che girano sul web ci stanno facendo passare l’appetito. Più che una battuta, il risultato poco confortante di un’indagine della Coldiretti sull’effetto delle “bufale” alimentari. Presentati in occasione della campagna #stopfakeatavola, i risultati dello studio lasciano pochi dubbi: il 53% degli italiani è stato influenzato, almeno una volta, da una notizia falsa trovata in rete.
Non solo, le fake news sul cibo concorrono a preoccupare tre persone su quattro a proposito della salubrità di ciò che stanno per mangiare.

FAKE NEWS AL GUSTO DI ANANAS

Uno degli esempi di fake news segnalato dalla Coldiretti è quello delle (presunte) proprietà brucia grassi dell’ananas. Falsissimo. La “bufala” trova origine nella bromelina, una proteina che degrada altre proteine in amminoacidi, che è effettivamente contenuta nell’ananas. Ma nella parte che nessuno mangia: il gambo. Nel caso, comunque, la bromelina faciliterebbe la digestione senza neutralizzare le calorie.

Un altro esempio interessa le banane, comunemente ritenute ai vertici della classifica dei prodotti ricchi di potassio. “Sono solo al nono posto” afferma la Coldiretti “Al primo posto della graduatoria ci sono gli spinaci crudi, seguiti dalla rucola e dai cavolini crudi”. Un’altra affermazione impropria riguarda lo zucchero di canna, considerato più salutare e meno calorico di quello bianco raffinato. Il discorso andrebbe, semmai, approfondito sullo zucchero di canna integrale.

COME DIFENDERSI DALLE BUFALE ALIMENTARI

I promotori dell’indagine hanno riportato molti altri esempi come quello del Kamut, un marchio commerciale Usa diventato purtroppo sinonimo del Khorasan, un grano duro del tutto simile all’italiano Senatore Cappelli. Come logico che fosse, si è, però, sottolineato come sia inutile demonizzare il web. D’altronde, uno dei migliori antidoti alle fake news è rappresentato proprio dalla rete. È proprio Internet ad offrirci l’opportunità di difenderci. Come? Confrontando sempre più fonti. Verificando la credibilità e l’autorevolezza di chi scrive. Distinguendo bene le opinioni dai dati.

Insomma, aprendo gli occhi. Un’ovvietà davanti ad un monitor.

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