Siamo i più virtuosi in Europa in materia di spreco e attenzione alle etichette dei prodotti. Lo rivela il rapporto Coop 2016


Fotografando i nostri comportamenti al supermercato viene fuori un’istantanea di cui andare, tutto sommato, orgogliosi: quando facciamo la spesa non compriamo cose superflue e siamo molto scrupolosi nel leggere le informazioni riportate sulle etichette, in primis quelle relative alla scadenza del prodotto che stiamo per mettere nel carrello.

A rivelarlo è il rapporto Coop 2016 dal quale emerge il profilo di un acquirente che non si fa tentare dagli eccessi del consumismo.

Il principale motivo di questo scatto “etico” è senz’altro il perdurare della crisi (o comunque una ripresa troppo flebile), ma, portafoglio a parte, si evidenzia anche il ruolo giocato dal crescente interesse per la cucina tradizionale, che del riuso degli scarti di cucina fa uno dei suoi punti di forza.

Il disposto combinato di questi fattori anti-spreco è che gli italiani producono meno rifiuti di tutti gli altri europei. Addirittura siamo più bravi di svedesi e norvegesi che ogni anno generano, rispettivamente, 187 e 184 kg di rifiuti pro capite mentre noi ci fermiamo a quota 164.

Non solo: siamo anche più propensi ad informarci su quello che compriamo così che la percentuale dei nostri connazionali che controllano accuratamente le etichette è pari al 67% dei consumatori, molto di più rispetto al 58% degli altri europei.

Un quadro solo rose e fiori?

No, perché su tutti emerge il dato meno confortante: ogni anno buttiamo via produzioni agroalimentari e cibo pronto per quasi 16 miliardi di euro, vale a dire l’1% del nostro Pil. Troppo per non pensare di ridurre ancora di più gli sprechi. A casa ma anche e soprattutto all’inizio della filiera produttiva, sia essa agricola o industriale.

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