Nasce il portale che certifica la paternità delle ricette. Come fa la S.I.A.E. con le canzoni


Non dispensa compensi come le società che si occupano di copyright ma almeno aiuta a certificare la paternità di una ricetta, il che è già un passo avanti in un settore dove la creatività è così importante quanto poco tutelata.

Copyright a tavola

L’idea è della biologa nutrizionista, Francesca Marino che ha messo in piedi il portale mysocialrecipe.com dove è possibile registrare le proprie creazioni. Dagli antipasti ai cocktail passando per primi, secondi, pizze e panini, chiunque può rivendicare che quella data ricetta è frutto dell’opera del suo ingegno.

Come funziona mysocialrecipe

Il meccanismo alla base del progetto è davvero molto pratico: si inseriscono i propri dati, si carica la ricetta e, dopo un rapido processo di verifica sull’effettiva originalità della creazione, mysocialrecipe rilascia un certificato di paternità garantito da un apposito sistema di validazione Infocert. A quel punto, è possibile associare alla ricetta una data e un’ora legalmente valide in modo da poterne rivendicare la primogenitura in caso di copia o imitazione.

Esaurita la fase della certificazione, la ricetta inizia il suo cammino online diventando visibile su mysocialrecype.com dove è possibile consultarla, commentarla e, previa disponibilità da parte dello chef creatore, chiedere info o note tecniche avviando così anche un forum di dibattito sulla ricetta stessa.

Girovagando nelle sezioni del portale ci si imbatte in proposte di tutti i tipi, che spesso suscitano davvero curiosità come nel caso dell’Elisio, un liquore di canapa, o della Parmigiana sushi di Carlo Spina o del wasabi di friarielli di Pietro Parisi o, ancora, del dolce Triscele creato dall’I.P.S.A.A.R. Paolo Borsellino di Palermo.

Conclusioni

Che l’iniziativa sia destinata a svilupparsi notevolmente di intuisce dal gran numero di ricette pubblicate e dal ritmo esponenziale con cui lo stesso numero si aggiorna di settimana in settimana. Il dato più significativo è, però, un altro: la presenza di chef, pizzaioli e aziende già noti al grande pubblico, che sfruttano questa opportunità per pubblicare (e rivendicare) proprie creazioni. Come dire, professionisti e amatori uniti nel dire che quella ricetta è la loro e solo la loro.

A questo punto la domanda è legittima: è nata la S.I.A.E. della cucina italiana?

Commenti

commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Send this to friend