Aumentano le proteste per il sistema di classificazione con i bollini colorati


L’ etichettatura a “semaforo” classifica gli alimenti con uno schema visivo semplice: un bollino colorato per indica calorie, grassi, zuccheri e sale presenti in 100 grammi. Verde, giallo e rosso definiscono, quindi, i tre diversi livelli salutari associabili ad un certo prodotto ovvero, nell’ordine, buono, poco buono e cattivo. Una classificazione intuitiva che, però, sta suscitando proteste e perplessità.

L’ ETICHETTATURA A SEMAFORO È INGANNEVOLE

Adottata dalla Gran Bretagna già dal giugno 2013, l’ etichettatura a semaforo potrebbe farsi largo anche nel resto dell’Europa, a partire da Francia e Belgio. L’intento sarebbe quello di spingere i consumatori verso una dieta alimentare più equilibrata e sana prestando attenzione al profilo nutrizionale di ciò che si compra. Il punto è che, per molti, questo tipo di classificazione è ingannevole.

Ciò che viene contestato è la valutazione dei prodotti per i valori presenti in 100 grammi e non per quelli effettivamente contenuti nella confezione acquistata. In altre parole, l’eventuale eccesso di grassi o zuccheri in un etto di prodotto determinerebbe il bollino rosso senza considerare l’effettivo consumo giornaliero. Con questa sistema, quindi, ci sarebbe il paradosso del bollino verde per bibite gassate con dolcificanti e della bocciatura per l’olio extra vergine di oliva. Ma chi di noi consuma 100 g di olio in un giorno? In quanto tempo, invece, ci beviamo una lattina di aranciata da 330 ml equivalente a 330 g di prodotto?

IL MADE IN ITALY COLPITO A FAVORE DELLE MULTINAZIONALI

Ecco spiegata la levata di scudi contro l’etichettatura a semaforo che, nei giorni scorsi, ha visto scendere in campo diverse associazioni di categorie. L’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto, Chic, Euro-Toques Italia, la Federazione italiana cuochi (Fic), Jeunes Restaurateurs Italia (Jre) e Le Soste si sono schierate a fianco del ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina per un “no” fermo allo schema britannico. Ora tocca convincere il Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare e il suo collega per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.

Se anche in Europa si diffondesse lo schema di classificazione all’inglese, il 60% delle produzioni agroalimentari italiane potrebbe essere colpito da indicazioni sbagliate e fuorvianti. Per la gioia delle multinazionali che tifano per il sistema a colori, quelli di un semaforo che non funziona bene.

 

 

 

Fonte foto: www.foodandtec.com

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