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«Creative Journal»

Che pizza!

20 luglio 2017,   By ,   0 Comments

Introduzione

L’esclamazione del titolo è velatamente ambigua: che pizza! Può certamente esprimere apprezzamento per una pizza di alta qualità, ma è anche un’espressione usata, soprattutto a Roma, nel senso di ‘che strazio!’, ‘che noia!’.

Il significato di ‘cosa (o persona) pesante, noiosa’ è solo uno degli usi traslati del termine gastronomico, che nella Capitale indica pure (o forse piuttosto indicava, prima dell’avvento delle nuove tecnologie), nel gergo dei «cinematografari», la «scatola piatta circolare contenente un rotolo di pellicola» e per estensione «la pellicola stessa».

(…)

Ma la parola, sul piano gastronomico, ha comunque molti significati, è – come si dice – «polisemica»: indica tanto (prendiamo ancora le definizioni del GRADIT) una «focaccia di farina di grano o di altro cereale, lievitata, dolce o salata», quanto, più specificamente, la «focaccia di pasta rotonda condita con olio, salsa di pomodoro, mozzarella o altri ingredienti e cotta al forno, spec. a legna» di sicura origine napoletana.

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Proprio con il secondo significato, la parola e la cosa hanno avuto un successo internazionale: pizza è infatti da considerare uno degli italianismi oggi più diffusi nel mondo, se non addirittura il più diffuso. Risulta infatti presente – secondo una recente indagine svolta dalla Società Dante Alighieri – in almeno 60 lingue; inoltre, da un altro sondaggio effettuato dalla stessa istituzione è risultato che in 13 paesi dell’Unione Europea pizza è ritenuta «la parola italiana culturalmente più importante» tra quelle entrate nelle rispettive lingue, certo grazie al gradimento del prodotto che indica.

(…)

La storia della pizza è lunga e, in parte, ancora misteriosa. Cercheremo qui di ripercorrerla, soffermandoci su alcuni momenti particolarmente importanti. Naturalmente, il nostro oggetto di studio è la parola; in rapporto ad essa dovremo necessariamente trattare anche della cosa, ma in questo caso saremo molto meno esaurienti e rigorosi. Il nostro, infatti, non è un libro di cucina.

Ed è bene precisarlo subito, a scanso di equivoci, e anche per farci perdonare le tante imprecisioni gastronomiche.

che pizza

 

Paolo D’Achille

CHE PIZZA!

Ed. Il Mulino – € 12,00

 

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