30 anni fa nasceva il movimento che ha cambiato l’idea di gusto in Italia


Quando Carlo Petrini fondò Slow Food, Milano era da bere e le penne alla vodka e salmone erano un must. Pochi potevano prevedere che la sua filosofia del “cibo lento” avrebbe cambiato radicalmente l’idea di gusto in Italia. Né tantomeno che avrebbe messo in crisi il modello gastronomico, allora imperante, basato sul fast food. E, invece, sì: trent’anni di Slow Food hanno significato questo e molto altro ancora. Non solo, quella idea di cibo buono, sano, pulito e giusto continua ad essere straordinariamente attuale.

Del lungo percorso compiuto da Slow Food ne abbiamo parlato con Daniele Buttignol, segretario generale dell’associazione.

Buttignol, impossibile riassumere questi primi 30 anni di intensa attività. Non sbaglia, però, chi individua nel progetto dei Presidi Slow Food una delle iniziative che meglio sintetizzano la vostra filosofia. È d’accordo?

Noi abbiamo sempre cercato di sottolineare il fatto che il cibo fosse cultura, proprio l’elemento culturale che stava intorno e dentro il mondo del cibo. È stata un po’ quella la rivoluzione che ha spostato un po’ tutti gli equilibri. Il progetto presidi è stato un elemento cardine per dimostrare che tutelare, proteggere, promuovere, prendersi cura dei prodotti di un territorio significava e significa prendersi cura del territorio stesso e delle persone che ci vivono. Il tutto caratterizzato dall’elemento cibo e quindi dalla convivialità legata al cibo e al piacere. Le rivoluzioni si fanno, per quello che ci riguarda e per quello che pensiamo, attraverso il piacere: il piacere dello stare insieme, il piacere dello scoprire un prodotto, il piacere dello scoprire e vivere un territorio.

Buttignol, quale impatto ha avuto questo rivoluzionario approccio al cibo? Secondo lei, a cosa ha portato?

In primis il concetto del piacere e dell’amore per il cibo e per il territorio, e quindi del domandarsi cosa c’era al di là di quello che veniva servito nel piatto. Approfondire che dietro quel prodotto c’è quel produttore, dietro quel produttore c’è un territorio, ecc. Questo è stato un elemento che ha aiutato anche le persone che volevano essere, in qualche modo, educate ed approfondire anche le informazioni da questo punto di vista.

Buttignol, rispetto al 1987, oggi l’attenzione sul cibo è massima. Alla luce di questo forte interesse, verso quali tematiche si sta indirizzando la vostra attività?

Spesso si approccia al cibo in maniera superficiale, pensando che sia esclusivamente il carburante per il corpo e, quindi, sia esclusivamente una questione di natura, salutistica. Invece noi ci siamo accorti, nella nostra storia, che il plus è l’educazione; quando si riesce a far capire alle persone la differenza tra un alimento di qualità e uno di scarsa qualità, quando si riesce a far comprendere il motivo per cui è importante la biodiversità. Di conseguenza è importante pagare un po’ di più, magari acquistare meno ma acquistare meglio, sprecare meno per riuscire a destinare e ad investire le risorse che uno ha rispetto ad un cibo di qualità, che fa meglio a se stessi, al palato, al corpo e soprattutto all’ambiente. Questo è, in questo momento, la frontiera più complessa e la battaglia, il discorso che noi stiamo portando avanti oggi.

Buttignol, sempre a proposito di cibo e cultura alimentare, qual è il settore dove si gioca la partita più importante?

Oggi i contadini, gli agricoltori, gli allevatori hanno un ruolo, più di allora, oltre che di carattere agricolo, di carattere sociale e ambientale: sono i primi difensori di un patrimonio che noi abbiamo e che rischiamo di veder scomparire. L’agricoltura è quella in assoluto che può tutelare il nostro territorio da tutti i punti di vista e lo si vede ogni volta che piove, quando i territori sono morti, non sono curati: non c’è niente da fare, ci sono le frane e le alluvioni, ci sono tutti questi disastri. Quando i territori sono curati, invece, perché c’è qualcuno che se ne prende cura, ecco che queste cose hanno un impatto totalmente differente.

Buttignol, se dovesse farsi un augurio per questo trentesimo compleanno, a cosa penserebbe?

Spero che riusciremo a coinvolgere sempre più persone nel piacere della difesa del cibo buono, pulito e giusto. Questo è il grande lavoro che noi cerchiamo di fare: rendere consapevoli le persone. Poi ognuno farà le proprie scelte, ma la consapevolezza è quella che fa la differenza.

 

 

Fonte foto: www.pexels.com

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