Crescita record delle installazioni pubbliche di erogazione idrica a costo zero


Una volta c’erano le fontanelle comunali, oggi ci sono i chioschi dell’acqua. A far cosa? A farci bere gratuitamente. No, non è uno scenario naif limitato a qualche paesino montanaro: è un sistema pubblico di erogazione idrica sempre più diffuso. Lo confermano i dati di un’indagine di Aqua Italia, l’associazione delle aziende produttrici di impianti per il trattamento delle acque. In Italia i chioschi dell’acqua sono passati dai 213 del 2010 ai 2016 di quest’anno. Una crescita record destinata a consolidarsi.

Come funzionano i chioschi dell’acqua

Dall’aspetto un po’ spartano o con un design più sofisticato, i chioschi dell’acqua funzionano tutti allo stesso modo. Sono delle installazioni con più erogatori che offrono alla cittadinanza acqua potabile trattata, refrigerata e, volendo, gasata. Il tutto a titolo gratuito o, al massimo, ad un costo irrisorio di 5 centesimi a litro. Basta munirsi di taniche o bottiglie riciclate e, in pochi minuti, la scorta d’acqua è fatta. Inizialmente concentrato soprattutto nelle regioni settentrionali, il fenomeno dei chioschi dell’acqua ha via via interessato anche il resto di Italia. Al momento, le cinque regioni più attive sono la Lombardia, con 574 installazioni; il Lazio con 271, il Piemonte con 233, l’Emilia-Romagna con 181 e la Toscana con 150. A seguire ci sono l’Abruzzo, con 90 installazioni, le Marche con 79 e l’Umbria con 67.

I chioschi dell’acqua sono amici della natura

Al di là della sua gratuità o bassissimo costo, la cosiddetta “acqua del sindaco” ha un fondamentale valore ecologico. Chi si rifornisce ai chioschi contribuisce alla riduzione delle emissioni di gas serra e all’inquinamento da materiali plastici. Bastano pochi numeri per capire l’impatto positivo di questo sistema di approvvigionamento idrico. Il prelievo annuo da un chiosco di 300.000 litri evita la produzione di 200.000 bottiglie di plastica da 1,5 litri. Il che significa produrre 6 tonnellate di PET in meno e ridurre l’emissione di CO2 di oltre 10 tonnellate (1,3 per la produzione dello stesso PET e 7,8 per il trasporto dell’acqua confezionata).

Cos’altro aggiungere? Niente, se non sperare in una presenza sempre più capillare dei chioschi dell’acqua.

 

 

Fonte foto: www.pexels.com

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